mercoledì 8 luglio 2015

Nebulose 2/3: uno spettacolo per gli occhi!



























Proseguiamo il nostro viaggio nella comparazione delle Nebulose. Se avete perso la prima parte ecco subito il post Nebulose 1/3. Se invece volete fare subito un salto alla terza ed ultima parte con le splendide immagini, Nebulose 3/3.

Altro punto di cui fare nota, rispetto a quelli già citati all'inizio del primo post, è che nelle varie Nebulose spesso si parla di dimensioni apparenti e dimensioni reali. E' facilmente intuibile da cosa dipenda questa distinzione: ciò che vediamo in cielo è una cosa, ciò che realmente è, un'altra, quindi se una nebulosa sembra grande quanto un'altra si dice dimensione "apparente", ma se si considera che la prima è lontana 3 volte di più dell'altra, allora la dimensione reale di quella nebulosa è ben più grande.

Riprendiamo il nostro viaggio da questa immagine, in cui ben 3 nebulose le abbiamo già trattate nel post precedente. Rimane quindi la quarta da vedere insieme.






















Messier 78 (M78 nota anche come NGC 2068) è una nebulosa diffusa visibile nella costellazione di Orione. M78 è la nebulosa a riflessione più brillante del cielo; fa parte di un gruppo di nebulose che comprende NGC 2064, NGC 2067 e NGC 2071, lontane 1.600 anni luce dalla Terra (post distanze). Le 2 stelle che illuminano la nube di polvere in M78 sono catalogate come HD 38563A e HD 38563B e sono di magnitudine 10; l'estensione reale della nebulosa è pari a circa 4 anni luce. M78 fa parte del complesso nebuloso molecolare di Orione e non è che un frammento del gas presente in questa regione, illuminato da stelle vicine.







Qui sopra abbiamo la nebulosa Elica (Nebulosa Helix o NGC 7293; spesso chiamata l'Occhio di Dio, a partire almeno dal 2003) è una delle nebulose planetarie più vicine alla Terra. Si trova a 200 pc o 650 AL dalla Terra nella costellazione dell'Aquario e ha una dimensione di circa 2,5 anni luce. Ha un aspetto molto simile alla nebulosa Anello ed è anche simile per dimensione, età e caratteristiche fisiche alla nebulosa Manubrio (post Nebulose 1/3), mentre le differenze sostanziali sono dovute alla relativa vicinanza e al diverso angolo da cui la vediamo. La nebulosa Elica è un esempio di nebulosa planetaria formatasi alla fine della vita di una stella di tipo solare. Gli strati gassosi esterni della stella espulsi nello spazio appaiono dal nostro punto di vista come se guardassimo dall'alto un'elica. Il nucleo centrale della stella, destinato a diventare una Nana Bianca, risplende così intensamente da rendere fluorescente il gas precedentemente espulso (ecco una brevissima animazione che mostra il processo appena descritto)

Planetary nebula & white dwarf formation.gif
Di NASA / STScI - http://ircamera.as.arizona.edu/NatSci102/NatSci102/lectures/whitedwrf.htm, Pubblico dominio, Collegamento

Sulla base della velocità di espansione, di 31 km/s (post La nostra strada stellare: la Via Lattea), si stima che abbia 10.600 anni.

La Nebulosa Elica (Helix Nebula) in tutto il suo fascino con un diverso filtro


















Sopra, la Nebulosa Cono (NGC 2264) indica un brillante ammasso aperto (post Ammassi e SuperAmmassi di Galassie 2/3) circondato da un grande sistema di nebulosità diffuse, all'interno della costellazione dell'Unicorno.

Esplorando quest'area di cielo colpisce un gruppo di circa 20 stelline di colore blu, dominato dalla stella S Monocerotis (post Stelle Giganti - parte 1), disposte a triangolo, con il vertice puntato verso sud:

Nell'emisfero australe, dove la formazione è rovesciata, è simile ad un Albero di Natale (quest'ultimo è il nome proprio dell'ammasso). Nel vertice meridionale dell'ammasso è evidente una nebulosa, nel cui bordo è presente una toppa scura a forma di cono con la punta rivolta verso il vertice dell'albero di Natale; questa struttura ha reso famosa la nube con il nome proprio di Nebulosa Cono.


















3 di queste Nebulose le abbiamo già affrontate nel primo post Nebulose 1/3. Qui abbiamo anche un ennesimo riferimento sulle distanze, il Parsec (post distanze), equivalente a circa 3,3 AL.
La Nebulosa Bolla (Bubble NebulaNGC 7635) è una nebulosa diffusa visibile nella costellazione di Cassiopea, verso il confine con Cefeo. La sua caratteristica principale è una "bolla" di vuoto circondata da una nebulosa causata dal vento stellare della giovane stella centrale. A causa della sua forma circolare, fu a lungo scambiata per una nebulosa planetaria. Studi recenti hanno appurato invece che si tratta di una nebulosa ad emissione. Si tratta di una regione H II, al cui vertice meridionale è presente una struttura vuota, causata dalla pressione della radiazione di una stella centrale di colore blu  SAO 20575 il cui vento stellare raggiunge i 2.000 km/s (post la nostra strada stellare: la Via Lattea); si tratta di una Gigante blu, la quale è anche responsabile della ionizzazione della nebulosa, che emette luce propria. La sua distanza dal Sole è stimata sugli 11.000 anni-luce.

























La Nebulosa del Granchio (Crab NebulaM1, NGC 1952, il Toro A) è un resto di supernova e nebulosa vento di pulsar nella costellazione del Toro, nel braccio di Perseo della Via Lattea. Non è, come il nome potrebbe suggerire, in Cancro. Fu William Parsons, 3° conte di Rosse, osservando l'oggetto nel 1840 a produrre un disegno che sembrava un po' come un granchio. La nebulosa è stato il primo oggetto astronomico identificato con un esplosione di una Supernova storica. Si trova ad una distanza di circa 2,0 kiloparsec (6.500 ly) dalla Terra. Ha un diametro di 3,4 parsec (11 ly), e si sta espandendo ad una velocità di circa 1.500 km/s.

Al centro della nebulosa si trova la Pulsar Granchio (Crab Pulsar), una stella di neutroni di 28-30 km in tutto con una velocità di rotazione di 30,2 volte al secondo, che emette impulsi di radiazioni in tutto il spettro elettromagnetico dai raggi gamma fino alle onde radio ogni 33 millisecondi.

Il granchio è in genere la più potente fonte persistente nel cielo di raggi da gamma ad X. La radiazione della nebulosa permette lo studio in dettaglio dei corpi celesti che la occultano.

La Luna, e di tanto in tanto, i pianeti possono transitare o occultare la nebulosa. Anche se il Sole non transita sulla nebulosa, la sua Corona passa di fronte ad essa. Questi transiti e le occultazioni possono essere utilizzati per analizzare sia la nebulosa sia l'oggetto che passa di fronte ad essa, osservando come le radiazioni dalla nebulosa sono alterate dal corpo in transito. Così, negli anni 1950 e 1960, la Corona del Sole è stata mappata da osservazioni di onde radio del Granchio che passavano attraverso di essa, e nel 2003 lo spessore dell'atmosfera della luna di Saturno, Titano, è stata misurata avendo bloccato i raggi X della nebulosa.
Come tutte le pulsar isolate, il suo periodo sta rallentando molto gradualmente. L'estrema produzione di energia della pulsar genera una regione particolarmente dinamica al centro della Nebulosa del Granchio. Mentre la maggior parte degli oggetti astronomici si evolvono così lentamente che i cambiamenti sono visibili solo su scale temporali di molti anni, le parti interne del Granchio mostrano variazioni su scale temporali di pochi giorni.

La Nebulosa di Orione (Messier 42 o M42, NGC 1976; "Grande Nebulosa" in vecchie pubblicazioni; testi astrologici antichi riportavano lo stesso nome della stella Eta Orionis, Ensis (la spada), che però si trova in un'altra parte della costellazione) è una delle nebulose diffuse più brillanti del cielo notturno. Posta ad una distanza di circa 1.270 AL dalla Terra, si estende per circa 24 anni luce ed è la regione di formazione stellare più vicina al Sistema solare. Vista la sua grande fama le dedico un po' più di spazio.

La Nebulosa di Orione, M42, è posta a sud del famoso "asterismo" della Cintura di Orione (celebre sequenza di 3 stelle, Alnitak, Alnilam e Mintaka), dove si nota un gruppo di stelle disposte in senso nord-sud, la Spada di Orione.

Al centro della Spada, la "stella" centrale è in realtà proprio la Nebulosa di Orione, nell'omonima costellazione (post Stelle Giganti - parte 1, parte finale accenno sulle costellazioni), indicata nell'immagine con la freccia blu.


"Asterismo" è definito un qualunque gruppo di stelle visibile nel cielo notturno, riconoscibile dal resto delle stelle per la sua particolare configurazione geometrica; qualcosa diciamo riconoscibile subito a colpo d'occhio, come in questo caso la costellazione di Orione che vedete qui a fianco.

Oltre alle Giganti tipo Betelgeuse e Rigel (post Stelle Giganti - parte 1 e parte 2), potete riconoscere benissimo l'asterismo appunto della Cintura di Orione, mentre più in basso le 3 stelle in verticale dette "la Spada di Orione" che ora conoscete meglio, la cui "stella" centrale è la nostra Nebulosa.









Qui a fianco, anche se con le Nebulose non c'entra, all'interno della Spada di Orione, un ammasso aperto molto giovane noto come Trapezio (nella parte di destra immagine all'infrarosso).



Di queste stelline azzurre 4 sono disposte a formare la figura geometrica.


























Aumentiamo le dimensioni colossali delle Nebulose. Qui sopra partiamo dai 9 a.l.

I "Pilastri della Creazione" (Pillars o Proboscidi d'Elefante) sono 3 strutture o colonne molto dense di gas interstellare e polveri visibili nel bordo sudorientale della Nebulosa Aquila (poco più avanti in questo stesso post), all'interno della Costellazione del Serpente, nel Braccio del Sagittario (post Vicinato e Gruppi di Galassie). Sono loro che hanno conferito il nome "Aquila" alla nebulosa.

La fotografia dei Pilastri nell'immagine sopra è stata scattata il 1º aprile 1995 dal Telescopio spaziale Hubble e viene considerata come una delle dieci migliori fotografie del telescopio.
Queste immagini ci hanno aiutato molto a comprendere meglio i processi di formazione stellare che avvengono all'interno della nebulosa che è una regione H II.

Sebbene non siano così dense come originariamente creduto, queste strutture mostrano delle evidenze di protrusioni, denominate EGGs (acronimo di Evaporating Gaseous Globules, globuli gassosi in evaporazione); si pensa che alcune di esse, le sue aree oscure, siano associate a protostelle o comunque ad oggetti stellari giovani, un segno questo che i fenomeni di  formazione stellare sono ancora in atto (la struttura a "pilastri" ricorda altre strutture simili, come quella della grande area di formazione stellare in Cassiopea nota con la designazione W5 e soprannominata "Montagne della Creazione"). Per il fenomeno della formazione stellare c'è un post apposito.






















I pilastri sono stati creati dall'azione del vento stellare delle stelle Giganti dell'ammasso aperto centrale. La loro catalogazione segue la numerazione romana crescente, così le singole strutture sono chiamate Colonna I, Colonna II e Colonna III, procedendo da nordest a sudovest.
A sudest dei Pilastri si trova un'ulteriore struttura nebulosa molecolare, catalogata come Colonna IV, situata nei pressi di un noto oggetto di Herbig-Haro, HH 216 (formazione stellare).


In direzione nordest rispetto ai Pilastri della Creazione si trova un'altra colonna di materia molto allungata, nota e catalogata come Colonna V e soprannominata "la Guglia" (The Spire).



Attenzione però, forse stiamo ammirando qualcosa che non esiste più (etichetta "guardare nel passato"). All'inizio del 2007 gli scienziati utilizzando il Telescopio Spaziale Spitzer hanno scoperto l'evidenza che i Pilastri sono stati probabilmente distrutti da una vicina esplosione di Supernova avvenuta circa 6.000 anni fa, ma che la luce che mostrerà la nuova forma della nebulosa non raggiungerà la Terra ancora per un altro millennio.












Facciamo ora un breve riepilogo con qualche immagine. Come dicevo all'inizio non fate troppo caso alle dimensioni comparate che possono essere diverse a seconda della comparazione, non ci interessa tanto qui, quanto la presentazione di queste meravigliose Nebulose che sono un vero spettacolo per gli occhi.






































































Nell'immagine sopra, tra le altre la Nebulosa Testa di Cavallo, già menzionata nel precedente post Nebulose 1/3, viene qui riportata nella sua intera vastità rispetto al post precedente dove era in dettaglio solo la Testa. Come detto prima quando si parlava della Nebulosa di Orione, la Nebulosa Testa di Cavallo si trova molto "vicina" alla Nebulosa Fiamma e alla stella Alnitak, facenti parte della Cintura di Orione, mentre la Nebulosa di Orione è all'interno della Spada; quando si parla del Complesso Nebuloso Molecolare di Orione troviamo diverse Nebulose conosciute che abbiamo affrontato in questi post, tutte comprese nella Costellazione di Orione. Verso la fine del post si aggiunge anche la Nebulosa Anello di Barnard.































Ecco qui ora, in tutto il suo splendore, la Nebulosa Elmetto di Thor (Thor's Helmet Nebula o NGC 2359): è una nebulosa a emissione situata nella costellazione del Cane Maggiore. Al centro della nebulosa si trova una caldissima stella di Wolf-Rayet, che la illumina, eccitandone l'idrogeno e ionizzandolo; questa stella è catalogata come WR 7, o HD 56925, e potrebbe essere la principale responsabile della formazione della nebulosa.













La Nebulosa Trifida (Trifid Nebula, M20 o NGC 6514) è una nebulosa a emissione e una regione H II situata nella costellazione del Sagittario. Deve il suo nome alle 3 linee scure di nubi di polvere che la dividono in 3 parti.

La Nebulosa Trifida dista circa 5.000 anni luce dalla Terra, venendosi così a trovare nel Braccio del Sagittario, ossia il braccio di spirale immediatamente più interno del nostro (post Vicinato e Gruppi di Galassie 1/3). La singola stella massiva (ricordo significa massiccia, densa) visibile al centro è fonte della gran parte dell'illuminazione dell'intera nebulosa; ha un'età stimata di circa 300.000 anni, che ne farebbe la più giovane regione di formazione stellare conosciuta.

La nebulosa Trifida è formata da 3 nebulose diverse (particolare che ne giustifica il nome): una a emissione, la parte rossastra inferiore, una a riflessione, azzurra, e la nebulosa oscura.

















La Nebulosa Aquila (Eagle Nebula, M16 o NGC 6611) è una grande regione H II visibile nella costellazione della Coda del Serpente; è formata da un giovane ammasso aperto di stelle associato ad una nebulosa a emissione composta da idrogeno ionizzato, catalogata come IC 4703. Si tende a stimare la sua distanza in circa 5.700 anni luce dalla Terra, ponendola così nella zona media del Braccio del Sagittario (post Vicinato e Gruppi di Galassie 1/3); contiene alcune formazioni estremamente conosciute, come i Pilastri della Creazione (vedi alcune immagini precedenti), le lunghe colonne di gas oscuro originate dall'azione del vento stellare delle componenti dell'ammasso centrale e che sono responsabili anche del nome proprio della nebulosa stessa, a causa della loro forma.
L'ammasso è composto da un gran numero di Supergiganti blu molto calde e brillanti; la loro età tipica è di appena 2-3 milioni di anni, cioè meno di un millesimo dell'età del nostro Sole.

La Nebulosa Grotta (Cave Nebula, S155, Sh2-155 o Caldwell 9), è una nebulosa debolmente luminosa e molto diffusa all'interno di un complesso di nebulose più grande contenente nebulose ad emissione, a riflessione, e nebulosa oscura. Si trova nella costellazione di Cefeo.





















Arriviamo qui alla La Nebulosa della Carena (Eta Carinae Nebula o NGC 3372 e C 92) per la quale spenderò un po' più di tempo rispetto alle altre: è la più grande ed estesa nebulosa visibile ad occhio nudo sulla volta celeste, posta nel cuore della Via Lattea australe, sul ramo più meridionale, nella costellazione della Carena; essa è infatti invisibile da gran parte dell'emisfero boreale (settentrionale), ed anche per questo è meno studiata. Eta Carinae costituisce un vastissimo complesso di gas ionizzati luminosi (ricordate quando all'inizio del post Nebulose 1/3 abbiamo parlato di Plasma), visibile anche ad occhio nudo come una macchia brillante, che dista dal Sistema Solare circa 7.500 anni luce (post Distanze).

Si tratta di una delle più grandi regioni H II conosciute all'interno della nostra Galassia:
le sue dimensioni, sia apparenti che reali, sono superiori a quelle della ben nota Nebulosa di Orione. Eta Carinae si espande per circa 260 anni luce e circonda diversi ammassi aperti (post Ammassi e SuperAmmassi di Galassie 2/3), nonché una delle stelle più massicce che si conoscano, la variabile η Carinae (post Stelle Giganti 1 o 2), un astro di dimensioni colossali che gli astronomi prevedono possa esplodere in una Supernova entro pochi secoli.


La Nebulosa della Carena fa parte del Braccio del Sagittario (noto anche come Braccio Carena-Sagittario, post La Via Lattea e anche post Vicinato e post Gruppi di Galassie 1/3), il braccio di spirale immediatamente più interno del nostro; dopo essere passato, rispetto a noi, davanti al centro galattico, oscurandolo, questo braccio prosegue in direzione del Centauro e della Carena, dove poi gira per passare dall'altra parte della Galassia rispetto a noi. Uno studio del 2008 tuttavia afferma che
questo braccio sarebbe solo una grande condensazione di gas e polveri da cui sono nate diverse stelle giovani.

Il tratto di Via Lattea in cui la nebulosa si trova è uno dei più brillanti ed intensi della volta celeste (così come la regione del centro galattico e il tratto nella costellazione del Cigno), però non tutti gli innumerevoli brillanti ammassi ed associazioni fanno parte della Nebulosa, poiché molti di loro sono assai più vicini a noi pur sembrando parte della nebulosa. Gli ammassi fisicamente legati alla nebulosa sono molto meno appariscenti, perché più lontani, e riportano delle sigle di catalogo diverse dall'NGC o dall'IC.

All'interno della nebulosa sono identificabili un gran numero di strutture minori; in realtà, mentre alcune sono vere nebulose nella nebulosa, gran parte delle strutture osservabili sono date dal continuo alternarsi di zone illuminate ed aree oscure.
Sono anche presenti delle sotto-strutture molto conosciute:

- la Nebulosa Omuncolo, che circonda la stella η Carinae (ne abbiamo parlato all'inizio del post Nebulose 1/3), formata dalle varie espulsioni di materia della stella. Si pensa che la struttura maggiore oggi osservabile si sia formata a seguito dell'ultima grande esplosione della stella, avvenuta nel 1841, quando raggiunse e superò la luminosità di Canopo, diventando la seconda stella più brillante del cielo. L'esplosione ha prodotto due lobi polari ed un vasto ma debole disco equatoriale, il tutto in allontanamento dalla stella alla velocità di 2,4 milioni di km/h (post La Via Lattea).



- la Nebulosa Buco della Serratura, una piccola nebulosa oscura che si sovrappone al chiarore diffuso del resto della nebulosa (in foto in basso al centro). Questa struttura brillante non è quasi più visibile e la banda che si dirigeva a sud è ora visibile solo come una macchia scura di polveri. Il nome le fu assegnato da John Herschel nella prima metà dell'800 (a causa della forma curiosa, poco a nord della parte centrale, formata dalla sovrapposizione di una banda scura allungata da nord a sud).

Sulla sinistra in alto nella foto precedente, e qui a destra in dettaglio, è riconoscibile una nube nota come "Il Gesto di Dio", spesso paragonato al tipico gesto volgare.

Eta Carinae è la fonte della più luminosa emissione di raggi X fra tutte le regioni H II note nella nostra Galassia. Include al suo interno nubi interstellari, giovani associazioni stellari e nebulosità riflettenti la luce delle vicine stelle calde.




Al suo interno si trova uno dei più grandi complessi di stelle insolitamente massicce conosciute all'interno della nostra Galassia, fra i quali i giovani ammassi aperti Tr 14, Tr 15 e Tr 16, Cr 228 e Cr 232, più Bochum 10 e Bochum 11.











Gli agglomerati di stelle più notevoli del sistema nebuloso sono catalogati come Trumpler 14, Trumpler 16 e Collinder 232;  l'insieme di questi ammassi costituisce una vasta e importante associazione OB, nota come Carina OB1.
Solo alcune aree della nebulosa sono soggette ad un intenso fenomeno di formazione stellare.

Poco a sud della stella Carinae si trova una regione della nebulosa contenente alcune strutture allungate formate da polveri, la più grande delle quali è lunga 25 pc e sembra puntare in direzione della stessa η Carinae. Le strutture, dette "Pilastri" a causa della loro forma, hanno la parte più brillante rivolta verso la stella η Carinae e lunghe code dirette nella direzione opposta, verso una struttura oscura non ancora identificata. Si ipotizza pertanto che queste formazioni possano rappresentare la fase iniziale di una futura ondata di intensa formazione stellare all'interno di questa nebulosa.

Splendida immagine che merita un cenno particolare in conclusione. La Eta Carinae da il giusto spunto per accennare al discorso della "formazione Stellare". Questa formazione nell'immagine, che appare così densa, tridimensionale, tangibile (esattamente come i Pilastri della Creazione ricordate?), rappresenta proprio il luogo o i luoghi dove le stelle si formano e dove si parla di oggetti HH e di bow shock, di cui però parleremo in altra sede.


È nella natura stessa delle regioni H II che esse siano circondate da ammassi e associazioni di stelle giovani: infatti, poiché la formazione stellare avviene al loro interno, le stelle più giovani, prima di disperdersi, appaiono raggruppate attorno all'area dove si sono formate.


















La Nebulosa Rosetta (NGC 2237 e C 49) è un'ampia regione H II (quindi formazione stellare in atto, prova ne sono strutture come i globuli di Bok, che vedremo nel post Evoluzione Stellare 4/4) la cui forma ricorda un fiore, situata ai confini di una nebulosa molecolare gigante, nella costellazione dell'Unicorno.






Nell'immagine qui sopra potete vedere dove si trova Rosetta, rispetto alla costellazione di Orione, mentre le due Giganti Betelgeuse e Procione (post Stelle Giganti 1 e 2) servono da riferimento. Si trova a una distanza di 1.600 parsec (circa 5.200 anni luce) dal Sistema Solare e ha una dimensione approssimativa di 100 anni luce.

Al centro della Nebulosa Rosetta si trova un brillante ammasso aperto, noto come NGC 2244; le stelle blu dell'ammasso, facenti parte dell'associazione OB nota come Monoceros OB2, emettono radiazione ultravioletta, che eccita il gas della nebulosa portandolo ad emettere luce rossa (redrose-dust).





L'ammasso formatosi nella regione centrale della nube, ha successivamente spazzato via i gas circostanti tramite l'azione del vento stellare delle sue componenti, divenendo così ben visibile e creando quella grande "bolla" vuota che circonda l'ammasso, da cui poi è derivato il nome stesso di "Rosetta" alla nebulosa.







La Nebulosa Rosetta è una delle nebulose più brillanti del cielo notturno. In realtà il nome deriva dal fatto che diverse nebulose indipendenti formano una complessa struttura ad anello attorno all'ammasso NGC 2244 (costituito da oltre cento membri), per cui in realtà la sigla NGC 2237 indica solo una di queste nebulose, non la Rosetta. Altre catalogazioni hanno compreso tutta intera la nebulosa, ad esempio il Catalogo Sharpless usa la sigla Sh2-275.

Le dimensioni apparenti della nebulosa sono paragonabili con quelle di Orione; tuttavia, trovandosi ad una distanza oltre 3 volte superiore, le sue dimensioni reali superano di gran lunga M42 (altra sigla per Orione. Sulle dimensioni apparenti e reali ho fatto una premessa all'inizio del post).

Nella zona nordoccidentale della nebulosa si osservano delle sottili venature scure, ben evidenti nelle foto, assieme a dei piccoli bozzoli: si tratta di globuli di Bok, ossia regioni più dense al cui interno si formano le nuove stelle.























La Nebulosa oscura Sacco di Carbone (Coalsack Dark Nebula o semplicemente Coalsack Nebula) è la più importante nebulosa oscura nel cielo, facilmente visibile a occhio nudo come una macchia scura che si staglia contro il sud della Via Lattea.



Si trova a una distanza di circa 600 anni luce di distanza dalla Terra, nella costellazione della Crux (Croce del Sud).
Coalsack non è completamente nera, ha una luce molto fioca (10% della luminosità nelle vicinanze Via Lattea), che viene dal riflesso delle stelle che essa oscura.

La Nebulosa non è presente nel New General Catalogue e di fatto non ha un numero di identificazione (al di fuori del catalogo Caldwell, in cui è C99).

Nell'immagine a fianco è la zona scura in alto.







Anche se non così nitida, questa immagine da tuttavia un'idea chiara della Nebulosa Coalsack o sacco di Carbone, vicino alla Croce del Sud.


Qui sotto 2 immagini molto belle in cui si capisce bene la forma dell'Emu della tradizione australiana sovrapposto alla formazione di stelle.




Coalsack ha un ruolo molto importante nell'astronomia aborigena australiana, e forma la testa dell'uccello Emu nel cielo in diverse culture aborigene.

Paragonando da vicino le due immagini si vede benissimo dove si trova la Coalsack, esattamente corrispondente alla testa dell'Emu.




















Ed ecco ora, dopo aver ben visto le 2 immagini precedenti, risulta molto più facile in questa immagine riconoscere la Nebulosa e addirittura la testa dell'Emu, non è vero?
Anche perché ci sono 6 stelle in una formazione piuttosto riconoscibile, quattro azzurre e due rosse, che aiutano in questo compito.

La Nebulosa Velo (Veil NebulaCirrus NebulaNebulosa filamentosa, nota anche con le sigle del Catalogo Caldwell C 33 e C 34) è una vasta nebulosa diffusa ad emissione (nube di gas e polvere riscaldato e ionizzato), visibile nella parte sudorientale della costellazione del Cigno. Essa costituisce la parte visibile del Cygnus Loop (sorgente radio W78, o Sharpless 103), un grande ma relativamente debole Resto di Supernova esplosa da 5.000 a 8.000 anni fa. Dista circa 1.470 anni luce. E' una della manifestazioni più vaste e brillanti del cielo a raggi x.

Ngc 6960
La struttura è così grande che più numeri NGC sono stati assegnati ai suoi vari archi. Essa infatti appare formata da 3 delicatissimi filamenti nebulosi, disposti a formare una sorta di circonferenza.



Ngc 6992

La parte più luminosa è quella più ad est, nota come NGC 6992. Ogni filamento è in realtà costituito da una rete di altri filamenti minori, sempre più sottili. I filamenti sono ancora in espansione alla velocità di decine di km/s (post La Via Lattea).




Ci sono 3 componenti visuali principali:

1) Il Velo occidentale (noto anche come Caldwell 34 o C 34), costituito da NGC 6960 (la "scopa della strega", "Dito di Dio", o "Nebulosa filamentosa"), in direzione della brillante stella 52 Cygni (post Stelle Giganti 1 e 2);

2) Il Velo orientale (noto anche come Caldwell 33), formato dalle sezioni NGC 6992 (C 33), la più luminosa, e NGC 6995 (ai quali si aggiunge IC 1340), orientato in modo speculare rispetto agli altri due. Questa parte è conosciuta pure come Nebulosa Rete (Network Nebula); e

3) Il Triangolo di Pickering (Pickering's o Fleming's Triangular Wisp), un ciuffo triangolare.


NGC 6974 e NGC 6979 sono nodi luminosi in una zona più debole di nebulosità sul bordo settentrionale tra NGC 6992 e Triangolo di Pickering.

Attenzione però, si pensa che nel giro di pochi millenni questa "meraviglia" del cielo boreale scomparirà, perché una tale veloce di espansione significa anche un'altrettanta veloce dispersione della sua materia, che presto esaurirà la sua energia ricevuta durante l'esplosione, e si disperderà nel mezzo interstellare, "quasi" senza lasciare traccia.




















La Nebulosa Laguna (Lagoon Nebula o Messier 8 o M8, e NGC 6523) è una gigantesca nube interstellare nella costellazione del Sagittario. E 'classificato come una nebulosa ad emissione e come regione H II. E' una delle sole 2 nebulose debolmente visibili ad occhio nudo da latitudini medie settentrionali. in cui avviene la formazione stellare.





















La Nebulosa Laguna è distante tra i 4.000 e i 6.000 anni luce dalla Terra ed ha una dimensione effettiva da 110 da 50 anni luce. Essa contiene un certo numero di globuli di Bok (tra gli indicatori di formazione stellare), il più importante dei quali è stato catalogato da EE Barnard come B88, B89 e B296. La Nebulosa Laguna contiene inoltre al suo centro una struttura nota come la Nebulosa Clessidra (così chiamato da John Herschel), che non deve essere confusa con la più nota Nebulosa Clessidra nella costellazione della Mosca. Nel 2006, sono stati rilevati nella Nebulosa Clessidra i primi 4 oggetti Herbig-Haro (oggetti HH, altro indicatore di formazione stellare).












































La  Nebulosa Anello di Barnard (Barnard's Loop Nebula, Sh 2 -276) è una nebulosa a emissione situata nella costellazione di Orione.

Visto che abbiamo dedicato uno spazio più grande alla magnifica Nebulosa di Orione, mi sembra adeguato riservare anche qui un po' più di spazio all'anello di Barnard essendo direttamente collegato.

È parte del Complesso Nebuloso molecolare di Orione, una nube molecolare gigante che contiene anche la brillante nebulosa di Orione e la nebulosa Testa di Cavallo (come abbiamo visto in precedenza). L’anello ha la forma di un largo arco, con centro posto approssimativamente nella nebulosa di Orione. Si pensa che le stelle contenute nella nebulosa siano responsabili della ionizzazione dell’intero anello.

Nella foto qui a lato vediamo meglio la Nube molecolare, l'Anello di Barnard, la costellazione di Orione, la Cintura, la Spada e la Nebulosa di Orione, che abbiamo visto in dettaglio all'inizio di questo post.


Aggiungo 3 immagini più ravvicinate e ruotate in modo diverse per vedere più in dettaglio le Nebulose Orione, Testa di Cavallo e Fiamma: riuscite a riconoscerle anche se la prospettiva è cambiata? Provateci, è un buon esercizio per farsi l'occhio!






Recenti stime pongono la Nebulosa tra 518 a 1500 anni luce, cioè tra 159 e 440 pc dalla Terra e con una dimensione di 100-300 anni luce in larghezza.






È probabilmente nata da una Supernova, esplosa circa 2 milioni di anni fa, e dalla quale possono aver avuto origine molte stelle fuggitive a noi note.
Si ritiene in particolare che la stella che ha originato la Supernova abbia fatto parte di un antico sistema multiplo di stelle, da cui proverrebbero anche i 3 astri AE Aurigae, μ Columbae e 53 Arietis.

Riuscite a distinguere nell'immagine a sinistra le Nebulose Orione (niente di più facile in realtà per lei), Testa di Cavallo e Fiamma, attaccate queste ultime due alla stella Alnitak che fa parte della Cintura di Orione, il tutto all'interno della Nebulosa Anello di Barnard?



Eccoci giunti alla conclusione di questo secondo post sulle Nebulose, terminiamo con la più grande ovviamente.






















La  Nebulosa Tarantola (nota anche come Nebulosa del Dorado o 30 Doradus perché all'inizio fu ritenuta all'inizio una stella, o con le sigle di catalogo NGC 2070 e C 103) è una vastissima regione H II situata nella Grande Nube di Magellano (LMC-Large Magellanic Cloud: post Vicinato e Gruppi di Galassie 1/3), una delle 2 galassie satelliti della nostra Via Lattea, all'interno del Gruppo Locale. È la più grande regione di formazione stellare conosciuta nel Gruppo Locale di galassie, il più attivo starburst.

Considerando la sua distanza di 160.000 anni luce (49 kpc), si tratta di un oggetto estremamente luminoso, anche se non visibile ad occhio nudo.
Al suo centro, un ammasso (posti Ammassi e SuperAmmassi di Galassie 2/3) estremamente compatto di stelle calde e giovani, NGC 2070, produce la maggior parte dell'energia che rende visibile la nebulosa.

A sua volta Ngc 2070 comprende un ricchissimo e compatto ammasso di stelle, noto come R136a, il quale è il principale responsabile dell'illuminazione e dell'eccitamento dei gas della nebulosa. Un altro ammasso è Hodge 301.

La reale dimensione della Nebulosa Tarantola è di circa 1.000 anni luce; se fosse posta alla stessa distanza della Nebulosa di Orione (un'altra regione di formazione stellare che conosciamo ora molto meglio, visibile ad occhio nudo) dalla Terra si vedrebbe 60 volte più grande della luna piena.
La Nebulosa Tarantola è stata la sede di un'esplosione di Supernova, la cui luce è giunta a noi nel 1987 (etichetta guardare nel passato): la supernova SN 1987a, una delle più studiate, data la sua relativa vicinanza.

















































































Benissimo, eccoci arrivati alla conclusione.
Le Nebulose non sono finite, ce ne sono altre ancora e altre ne verranno scoperte, ma per il momento io mi fermo qui, è comunque un lavoro molto intenso creare questi post, un lavoro fatto di lunghi tempi di raccolta, selezione, impostazione, di studio.

Ripeto, non sono un esperto astronomo, bensì solo un appassionato di astronomia che ha ancora tanto da imparare, ma ho deciso di mettere a disposizione degli altri questa mia passione, per dare un piccolo modesto contributo, almeno spero, alla promozione e divulgazione di un argomento così meraviglioso come l'Astronomia; a volte infatti la diffusione di contenuti troppo tecnici ottiene l'effetto di allontanare la gente, anziché di avvicinarla. Cerco quindi di essere non troppo tecnico e di lasciare molto spazio alle immagini, che parlano spesso da sole (post presentazione).

Come sempre grazie per avermi seguito fin qui. Nel prossimo post Nebulose 3/3 potete ammirare una selezione di queste stesse nebulose in tutta la loro splendida bellezza, più avanti farò una ulteriore serie per comprenderne anche altre.

Per tornare al primo post li link è Nebulose 1/3.




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